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Sig. Boglione, cosa significa per Lei essere imprenditore?

 

“Innanzi tutto vuol dire doversi confrontare quotidianamente con una opinione pubblica negativa, con una cultura generalmente ostile e un’immagine che penalizza la nostra categoria, elementi che ovviamente non incoraggiano i giovani a prendere la decisione di mettersi in gioco per sfruttare creatività, caratteristiche individuali e voglia di fare. In realtà gli imprenditori, quelli piccoli almeno, sono soldati, sono bravi ragazzi che sognano, che s’impegnano a fondo per realizzare le proprie ambizioni, che danno il buon esempio, che contribuiscono con il loro lavoro e la loro professionalità, anche in periodi non particolarmente favorevoli come quello che stiamo vivendo, alla stabilità e allo sviluppo economico.

 

Torino, la Sua città, è una buona palestra professionale?

 

“Torino ha una storia molto particolare che varrebbe assolutamente la pena approfondire ed è stata a più riprese, ed è tuttora, un eccellente laboratorio per lo sviluppo di numerose attività in svariati settori. Per esempio siamo in grado di realizzare grandi progetti a livello internazionale come quelli dell’industria aerospaziale. Per quanto riguarda la storia più recente, nel ’93 la nostra città ha iniziato a vivere un forte periodo di crisi a causa di una congiuntura sfavorevole che ha colpito l’industria dell’automobile e che ha reso evidente come il sistema Torino nella sua complessità, così come era nato negli anni ’50, fosse giunto al termine. Da allora sono stati fatti numerosi interventi per porre un freno deciso al declino, per trovare rimedi alle tensioni sociali, per rilanciare l’economia. Sono stati ripensati il ruolo e l’assetto urbanistico della città, reinventate la sua immagine e la sua identità, costruite infrastrutture e realizzati grandi investimenti. Per fare tutto ciò ci siamo impegnati tantissimo e ognuno ha fatto la sua parte. Le Olimpiadi del 2006 hanno contribuito enormemente a rafforzare il nuovo disegno e attualmente stiamo raccogliendo buoni risultati. “

 

La Pubblica Amministrazione locale ha favorito questo percorso?

 

“Senza dubbio ha dato un grande supporto durante questa impegnativa trasformazione ed è sempre stata in sintonia con i progetti e gli obiettivi complessivi.”

 

Dopo le Olimpiadi del 2006 si è avvertito un momento di stasi, è d’accordo?

 

“Non proprio …. stiamo continuando ad andare avanti e, anche se non sembra, siamo gente in movimento, fedeli al nostro slogan “Torino non sta mai ferma”.

 

E’ soddisfatto della situazione anche dal punto di vista golfistico?

 

“Senza dubbio. Abbiamo una buona tradizione, siamo ben piazzati, ben forniti di campi e molto attivi nella promozione dello sport.”

 

Come esperto di marketing e di comunicazione quali suggerimenti darebbe per diffondere ulteriormente il golf in Piemonte?

 

“Anche in questo settore il Piemonte sta facendo egregiamente la sua parte. Si stanno creando nuovi campi in luoghi suggestivi, come quello bellissimo che ho visitato recentemente, realizzato in mezzo alle vigne (Vigne del Barolo Golf Resort di Novello in provincia di Cuneo ndr) e si sta pensando alla costruzione di un campo di proprietà e gestione pubblica. Ritengo però che per fare diventare il golf uno sport realmente avvicinabile e facilmente praticabile si debba creare l’ambiente giusto interpretando i cambiamenti, favorendo l’inserimento dei giovani, cercando di modificare una particolare mentalità un po’ chiusa e smorzando un certo conservatorismo che viene diffusamente avvertito.”

 

Ritiene positiva la sponsorizzazione fatta alla Federazione?

 

“E’ una esperienza felice che porto avanti con grande entusiasmo, molto soddisfacente e in linea con le mie convinzioni.”

 

Le Sue iniziative sono contraddistinte da un equilibrio virtuoso tra innovazione e tradizione, tra modernità e salvaguardia dei valori autentici, tra concretezza e fantasia: è tutto frutto del Suo carattere o ha qualche modello di ispirazione?

 

“Non mi ispiro a qualche modello in particolare. Le persone a cui voglio bene, il buon senso e il volere tener fede all’impegno preso mi guidano nelle mie scelte.

 

Ha definito il golf uno sport meraviglioso: per quali motivi lo ritiene tale?

 

“In tanti lo riteniamo tale. Innanzi tutto perché si gioca all’aria aperta e in luoghi incantevoli, poi perché è uno sport che con l’invenzione dell’handicap consente a chiunque di poter giocare con i campioni e arrivare in fondo. Si usa il cervello oltre che il fisico, si può praticare ovunque nel mondo e aiuta a socializzare. Inoltre, anche se mascherato dal fair play che per consuetudine impone che si debba ringraziare chi ti ha dato una lezione, in campo c’è un sano agonismo. Mi sono divertito molto a giocare a golf da giovane, l’ho praticato intensamente tra gli otto e i diciotto anni e andavo molto bene. Poi a 20 anni sono entrato in quest’azienda e ho cominciato a lavorare moltissimo. Mi sono illuso di riuscire ad accontentarmi di giocare ogni tanto ma non è così. Per questo motivo penso che non giocherò ancora per qualche tempo.

 

Com’ è il Suo rapporto con la Sardegna, la regione dove è nata la nostra rivista?

 

Il rapporto è ottimo. Dal punto di vista golfistico ci sono ottimi campi, ben tenuti, prestigiosi e conosciuti come Pevero e Is Molas. La Sardegna è una regione tosta, ha una bella immagine e una serie di affinità anche storiche con il Piemonte. I nostri caratteri sono simili e abbiamo in comune numerose tradizioni. E’ una realtà con un potenziale ambientale e turistico immenso da promuovere con intelligenza. Ci vado sovente, appena posso.

 

A termine dell’intervista Marco Boglione ci ha accompagnato a visitare la Sua Azienda. A conferma dell’affetto che i torinesi provano per i marchi storici Robe di Kappa e Superga e dei buoni rapporti che lo legano ai suoi dipendenti, mentre si intratteneva con noi è stato raggiunto da una simpatica signora, non più giovane e ormai in pensione, che voleva salutare e abbracciare il Suo ex datore di lavoro. Con allegria e un po’ di nostalgia hanno ricordato insieme quando in quello stesso stabilimento fervevano i preparativi per le Olimpiadi di Los Angeles. Era il 1894.