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Una cartolina da Neive

Ci sono luoghi, rari e preziosi, che riescono ad esprimere e raffigurare l’essenza più vera e intima della Regione alla quale appartengono.

 

Alcuni di questi manifestano un così importante privilegio – frutto di una fortunata coincidenza di fattori, di un insieme di riferimenti storici, di un complesso d’elementi culturali o semmai solo di una particolare caratteristica - in maniera diretta, eclatante e vistosa, altri invece come Neive, piccolo centro in provincia di Cuneo, proprio come nell’indole piemontese lo fanno senza clamore, con garbo e gran discrezione.

 

Il pregio che rende esclusivo questo grazioso borgo, placidamente adagiato su una collinetta a trecento metri d’altezza, è costituito dalla sua posizione straordinariamente felice, dove Roero, Monferrato e Langhe, tre gioielli piemontesi, s’incontrano, si scambiano gli umori e sembrano facciano a gara per sopravanzarsi in bellezza.

Il paesaggio circostante è, infatti, morbido e seducente, ed evidenzia un territorio che combina la dolcezza dei profili collinari con l’aggraziato movimento dei vigneti, che accosta il verde intenso delle macchie boschive con i variegati colori dei noccioleti, dei campi di cereali e delle coltivazioni d’alberi da frutto, che incorpora con equilibrata e armonica geometria piccoli centri abitati, gruppetti di case sparse, vecchie cascine e solitari ciabot, antichi capanni, tuttora utilizzati, sparsi nelle campagne.

La parte alta del paese, alla quale il ben conservato e lastricato centro storico, anticamente fortificato, conferisce un’aria vagamente aristocratica, testimonia i turbolenti e non certo pacifici periodi storici, come quello medievale e feudale, durante i quali questo Comune - che ha nel suo stemma rami di quercia e d’alloro, simboli di forza e di gioia - fu conteso dalle città d’Alba e d’Asti, prima di passare nell’ordine sotto l’influenza dei Visconti, del Re di Francia, dell’imperatore Carlo V, dell’impero Napoleonico e infine dei Savoia. S’intuiscono, infatti, solide mura, torri fortificate e un imponente castello che un tempo dovevano servire a difendere l’autonomia e a garantire il transito, il pregevole artigianato e i fiorenti commerci che si svilupparono nei dintorni.

 

Ancor oggi il centro è particolarmente operoso e tra i personaggi locali che animano, con impegno e determinazione, la vita cittadina contribuendo allo slancio economico e produttivo dell’intero comparto, spiccano Romano Levi, “l’aristocratico delle acquaviti” come fu definito da Luigi Veronelli, e la coppia formata da Claudia e Tonino della Contea, che insieme con una quarantina d’altre aziende vinicole concorrono ad una produzione d’alta qualità in quella che è soprannominata “la terra dei quattro vini”, vale a dire del prestigioso Barbaresco, dell’elegante Moscato d’Asti, del verace Barbera e del più versatile Dolcetto d’Alba. 

 

Indubbiamente la produzione vinicola locale rappresenta di per sé un elemento vincente ma non si deve trascurare anche l’importante tradizione gastronomica locale, che si concretizza in un’offerta ricca e piacevole, che generalmente è interpretata in momenti conviviali festosi e affollati. Formano il menu numerosi antipasti (salame cotto e altri insaccati d’indubbia qualità, vitello tonnato, carne battuta al coltello, frittate alle erbe, peperoni con la bagna cauda - letteralmente sugo caldo, un ruspante intingolo composto d’acciughe che può accompagnare anche numerose altre verdure crude e cotte); primi piatti ampiamente apprezzati (agnolotti del plin al sugo d’arrosto, tajarin al ragù, minestroni); secondi importanti a base di carni rosse (arrosti, stracotti, brasati e bolliti da accompagnare con il bagnet verde, la salsa rossa o la cugnà –mostarda piemontese composta di mosto di vino cotto, spezie e nocciole); altri a base di carni bianche (polli e conigli di fattoria); finanziera e fritto misto, veri e propri capisaldi della tavola regionale; saporiti formaggi; ghiotte varianti e aggiunte stagionali, tartufo bianco d’Alba in primis e infine dolci di comprovata bontà (bunet, panna cotta, torte alla nocciola, torrone, zabaione al Moscato).

Una cucina particolarmente sostanziosa che oggi è rappresentata in maniera più consona alle esigenze attuali da una ristorazione al passo con i tempi che tende a renderla più equilibrata e raffinata, alleggerendo i condimenti e aggiungendo alcuni ingredienti e in genere, pur mantenendone inalterati i connotati, ad impreziosirla con nuovi accostamenti.

Alcun territori limitrofi, assurti da tempo alla ribalta del glamour eroico, distaccati oggetti del desiderio (anche economico), appaiono troppo misurati, ormai quasi estranei.

Invece a Neive, e nei suoi immediati dintorni, si respira ancora quell’aria che sa di generosità d’animo, di buoni sentimenti, di serenità, perché non ha la pretesa d’essere unica, non è in cerca di primati. Questa è la sua singolarità e per questo dev’essere visitata con calma, quasi alla chetichella, per riuscire ad apprezzare la bellezza di una parte del nostro Paese che (per fortuna) non è sotto i riflettori.