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Valli di Lanzo: bellezze naturali a portata di mano.

Le Valli di Lanzo rientrano nella categoria delle mete turistiche facilmente raggiungibili da Torino e paradossalmente proprio per questo motivo - complici un inspiegabile snobismo, un'ostinata esterofilia e l'ormai cronica superficialità che adottiamo anche nell'impiego del nostro tempo libero e nella scelta delle mete per le nostre vacanze - rischiano di essere relegate, come altre località amene e naturalmente accoglienti del Piemonte, per avvilenti e superficiali visite mordi e fuggi, tanto inutili per il fisico e avvilenti per lo spirito quanto dannose per l'ambiente.
Ma queste vallate meritano senza dubbio di essere valorizzate e per riuscire ad apprezzarne la semplice bellezza, l'armoniosa naturalezza e la piacevole eleganza cerchiamo di conoscerle un po' meglio, a partire dalla storia più recente.

La Storia

S'iniziò a parlare di queste Valli quando, nel lontano ‘600, i Savoia per praticare il loro passatempo preferito, cioè l'attività venatoria, si spinsero oltre la Mandria, la lussureggiante tenuta, oggi Parco Regionale, che si estende tra Torino e Lanzo, e giunsero con un nutrito seguito di cortigiani e personalità in queste vallate ricche di selvaggina e animali di passo.
In seguito, l'abitudine a soggiornare in questi luoghi per periodi sempre più lunghi durante la bella stagione, si consolidò al punto che a partire dall'inizio dell'800 divennero meta privilegiata di villeggiatura per gran parte l'élite torinese, che ne apprezzava oltre che la vicinanza con le residenze cittadine anche il clima favorevole e l'ambiente accogliente.
Alcuni esponenti dei casati più in vista dell'epoca - come gli alfieri dell'enologia piemontese i Marchesi di Barolo, gli esploratori Franchetti, i musicisti Fino e il regista Pastrone - furono tra i primi a stabilirsi da queste parti e le loro dimore, curiosamente eclettiche poiché realizzate in stili diversi a partire dal liberty, il più diffuso in quel periodo, e con vari materiali come ferro battuto, legno o pietra secondo la quota e la posizione, hanno contribuito a formare il "marchio" delle Ville delle Valli di Lanzo.
Ca d'Grana, elegante palazzo barocco attribuito allo Juvarra; Villa Franchetti, splendido chalet in stile svizzero caratterizzato dalla bella terrazza panoramica, dall'intonaco a strisce della facciata, dalla balconata lignea e dall'artistica balaustrata di ghisa; Villa Coatto, frequentata con regolarità dai duchi di Savoia come attesta lo stemma reale posto sulla facciata dell'ampio porticato; Villa Fino, dimora patrizia tra le più pregevoli che incorpora un antico castello risalente al 1200, sono alcuni esempi di quel fenomeno che oltre al tocco artistico generò tanto lavoro e una diffusa agiatezza per i numerosi artigiani e le maestranze locali.
L'inizio della villeggiatura corrispondeva sempre con l'arrivo di qualche personaggio illustre: l'ispirato Giosuè Carducci, il compositore Giacomo Puccini, il narratore Silvio Pellico, la splendida Eleonora Duse, il sommo vate Gabriele D'Annunzio, il filosofo tedesco Nietzsche che definì questi monti "alpi sublimi", e altri tra i quali i più importanti interpreti della migliore stagione politica italiana come Luigi Einaudi, Vincenzo Gioberti e Massimo D'Azeglio concorsero con le loro lunghe soste ad aumentare la notorietà dei luoghi e il benessere generale.


Purtroppo l'andamento positivo si interruppe e, soprattutto a partire dalla seconda metà del ‘900, a seguito dei forti e repentini mutamenti che investirono in generale il nostro Paese, queste Valli patirono un improvviso abbandono, un vero e proprio svuotamento, cui nessuno in pratica volle o riuscì ad opporsi.
In seguito le Valli di Lanzo qualche decennio più tardi furono escluse - ufficialmente perché senza sbocco e non collegabili con facilità - da alcuni rilevanti investimenti industriali, turistici e residenziali che invece furono realizzati nella confinante valle di Susa e nel vicino Canavese.
Certamente quanto ne derivò non fu un bene per le economie locali ma, considerando certi risultati, fu una fortuna, per taluni sicuramente solo relativa e consolatoria, per l'ambiente che a differenza di tante altre zone confinanti, è rimasto quasi totalmente integro e intatto.

L'Ambiente

 

Le Valli di Lanzo, ovvero la Valle di Viù, quella d'Ala e la Grande, prendono il nome dalla bella cittadina medievale posta a una trentina di chilometri a nord-ovest di Torino, che costituiscono un territorio ricco di risorse ambientali, vario e particolarmente interessante. Si presentano come un ventaglio naturale, ben identificabile dal punto di vista geografico, con ampie estensioni di verde a prato e boschivo e abbondante riserve di acqua di sorgente, lago e fiume.

La Valle di Viù con gli scenari incantevoli del Rocciamelone e del lago di Malciaussia, è la vallata posta più a sud ed è anche la più estesa. Comunica attraverso il Col del Lys con la Val di Susa e i Colli d'Arnàs e d'Autaret con la Francia. I suoi centri più importanti sono Viù, Leime e Usseglio.

La Val d'Ala è situata nella parte centrale e detiene il primato d'altezza di questa porzione d'Alpi Graie con la vetta della Ciamarella (3.676 metri s.l.m.) che domina il Pian della Mussa, l'ampio altipiano dove la tradizione vuole sia stato composta la Montanara, il noto inno alla montagna. Ceres, Ala di Stura e Balme sono i comuni di maggior richiamo.

 

La Val Grande infine segna a nord il confine con il Canavese e in una serie di laghi alpini naturali e artificiali e d'intensi paesaggi trova le sue maggiori attrattive. Cantoira, Chialamberto e Groscavallo sono i centri principali che si snodano lungo questa bella vallata, che si presenta più aspra, selvaggia e scoscesa delle altre.

Molteplici sono le testimonianze e i reperti d'antiche tradizioni, di storia più o meno recente e di genuina cultura rurale che si ritrovano sia nei centri abitati che nei luoghi meno frequentati, che evidenziano i caratteri di una popolazione operosa e determinata.

 

Sant'Ignazio Sant'Ignazio

Numerosi sono anche i santuari ed i luoghi religiosi che si possono incontrare e che costituiscono la spontanea e sentita attestazione della profonda devozione della gente di questi luoghi. Sono l'espressione di un forte spirito religioso che ha trovato notevole diffusione, a conferma del quale troviamo, nascoste nei boschi o inserite nelle coltivazioni, anche solitarie chiesette e suggestivi piloni votivi che, grazie alla semplice architettura e al loro caratteristico cromatismo, si sposano perfettamente con il contesto ambientale. Un tempo rappresentavano importanti punti di riferimento nella vita quotidiana degli abitanti dei piccoli ed isolati centri mentre oggi diffondono una benevola e quieta spiritualità e inducono a qualche intima riflessione.

Le parti alte delle Valli, dove nacque l'alpinismo moderno e fu fondato il Club Alpino Italiano, rappresentano il luogo ideale per dedicarsi agli sport di montagna e all'escursionismo. E per questi appassionati sono disponibili alcuni attrezzati e accoglienti rifugi, rintracciabili anche lungo il percorso della Grande Traversata delle Alpi, il fantastico itinerario che unisce la Slovenia al Mediterraneo ad un'altezza media di 3mila metri s.l.m. e comprende svariate centinaia di chilometri di trekking solo in Piemonte. Punti d'arrivo o di partenza per altre escursioni, queste essenziali costruzioni di pietra e legno inserite in panorami mozzafiato, rappresentano vere e proprie oasi di meritato riposo che pazientemente attendono in quota coloro che, raccogliendo la sfida dei silenzi dell'alta montagna e ammirando l'infinito di leopardiana memoria, non temono di rimanere vis à vis con se stessi e con i propri pensieri. Quindi le Valli di Lanzo rappresentano un coinvolgente intreccio d'arte, storia, ambiente e di tanti altri elementi d'interesse sicuramente congeniale a chi, sensatamente indifferente alle lusinghe di un turismo ormai impazzito, vuole trascorrere, come un tempo, un quieto e rigenerante periodo di vacanza in una località amena.

La Gastronomia

 

Per quanto riguarda la gastronomia, le Valli di Lanzo dispongono, come del resto tutte le zone prealpine dell'Italia settentrionale, di una buona scelta di preparazioni tradizionali, basata su ingredienti semplici e naturali che concorrono a creare una cucina essenziale, sostanziosa e calorica, ai giorni nostri poco praticata se non addirittura quasi dimenticata.

Fanno parte del repertorio la panada, utile per utilizzare il pane raffermo e alcune altre saporite minestre, tra cui la più diffusa con castagne e latte, che da semplici piatti di "sopravvivenza", realizzati cioè solo con qualche verdura d'orto o qualche erba spontanea di campo - asparagini, spinaci selvatici, luppolo, malva e ortica generalmente usate anche per insalate e frittate - in seguito si sono evolute con ingredienti diversi.
Come ad esempio la minestra di primavera, un vero e proprio prototipo di cucina creativa dove insieme a uova sbattute e scaglie di formaggio, si trovano primule, mammole e alcune altre erbe officinali come l'acetosella e il tarassaco.
Nelle diverse preparazioni una parte fondamentale è comunque sempre rivestita dall'impiego della patata, che in questo territorio è molto saporita e di ottima qualità, alla quale è anche dedicato un piatto speciale, il broéri ‘d trùffole con formaggio, salamini e patate lesse.
Anche il riso è variamente utilizzato e insaporito sia con rave (rape) e cossat (zucche) che con trifole (funghi).


La polenta assume i più svariati condimenti e le più gustose farciture e si passa dalla più semplice ammazzafame a quella consa (condita) con burro e formaggio, dalla variante che si consuma caldissima con l'aggiunta di un bicchiere di vino rosso e abbondante latte a quella con la fiòca (panna).
Ancioe (acciughe) e povron (peperoni), salada ‘d virassòl e eu (insalata di tarassaco e uova sode) sono altre ricette molto diffuse e si accompagnano ad altre più elaborate e "internazionali", nelle quali si avverte chiaramente l'influenza della gastronomia nobile e borghese con la quale le cucine delle Valli entrarono in contatto tra l'800 e il ‘900 soprattutto tramite i grandi alberghi, dove erano utilizzate anche carni bianche e rosse che erano cotte arrosto, brasate o cucinate al civet.

Inoltre, tra i prodotti inseriti nel Paniere della Provincia di Torino troviamo:

 

La Toma di Lanzo, un diffuso e apprezzato formaggio a pasta semigrassa di latte vaccino, stagionato fino a 90 giorni prodotto seguendo il relativo disciplinare in piccoli caseifici a conduzione familiare di alpeggio.

Il Salame di turgia ovvero di bovina a fine ciclo produttivo, insaporito con aglio e spezie, generalmente consumato crudo come antipasto o cotto accompagnato da altre pietanze o da polenta.

A questi si affianca la produzione di pasticceria da forno di gallette, paste d'melia (meliga), dei famosi torcetti e di liquori tradizionali a base di genzianella, melissa, cardo, genepì, menta e ginepro.

 

In conclusione, vere e proprie specialità della gastronomia tradizionale, che esprimono una non comune fantasia e una marcata vena creativa applicata, anche per esigenza, ai fornelli, dotate di una personalità ben definita e fatta di tanti profumi e svariati sapori, che mettono in moto la memoria e fanno rivivere, con nostalgia, emozioni e affetti.